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La SEO è una cosa seria
24 Settembre 2020

Tempo di lettura: 3 minuti

A distanza di anni c’è ancora chi prova a vendere magie per l’indicizzazione nei i motori di ricerca. In questi giorni ci è capitato tra le mani un volantino cartaceo (esatto, di carta) che promuove servizi SEO (indicizzazione sui motori di ricerca) e, in particolare, attività di link building. Facciamo un passo indietro, la SEO (Search engine optimization) è quell’attività che permette a un sito internet di posizionarsi al meglio possibile nei risultati dei motori di ricerca (Google, per intenderci).

Ora, cosa aveva di strano questo volantino? A parte la discutibile scelta grafica, tra gli elementi c’era una G multicolore che voleva riprendere la G di Google ma senza rischiare una denuncia per uso improprio del marchio (un po’ come se noi avessimo un’autofficina e sui nostri manifesti stampassimo un asino rampante color giallo). Ad ogni modo quello che più ci ha lasciati perplessi era l’omaggio promesso nell’ultima pagina del folder, “se fai un ordine di 15 link te ne regaliamo 5”.

La compravendita di link? Roba da autolesionisti.

Chi mastica un po’ di SEO sa che i backlink (link in entrata), se di qualità, hanno grande importanza tra i tanti fattori che influenzano i risultati sui motori di ricerca. Un tempo si spargevano a pioggia link a destra e sinistra, tra amici e parenti che avevano siti. Io linko a tu e tu a me, fiorivano portali di soli link categorizzati per argomento (directory). Con il passare del tempo Google ha detto che così non andava più bene, era necessario che questi link in entrata fossero pertinenti e di qualità, in poche parole: il sito di onoranze funebri che linkava la pizzeria del cugino (e viceversa) non era link building di qualità, anzi, diventava una pratica penalizzante. Ovviamente è difficile ottenere link di qualità, per cui si è diffuso il business della compravendita link di qualità, o meglio, si comprano spazi “redazionali” su portali più o meno autorevoli e in questi spazi si pubblicano articoli che parlano di un determinato argomento e, in mezzo al testo, viene inserito il link alla pagina che vogliamo far crescere sui motori di ricerca. Nulla di illegale, da sempre i giornali cartacei vendono spazi pubbliredazionali (sulla carta viene sempre indicato che lo spazio è a pagamento, sui siti non sempre), però è un po’ come vincere comprandosi la coppa, o peggio, è una pratica che può essere rischiosa.

Semrush, uno dei tool leader per il monitoraggio SEO dei siti, internet nella sezione in cui parla dei backlink dice:
Non dovresti acquistare link (o regalare prodotti in cambio di un link) in quanto si tratta di una violazione diretta delle Linee guida per i webmaster di Google. Con questo approccio potresti vedere le tue classifiche influenzate negativamente oppure ottenere una sanzione. Se stai sponsorizzando contenuti per motivi che non siano ottenere un link, devi utilizzare l’attributo rel = “sponsored”.

Il rischio è quello che, come per altre pratiche usate nel passato, Google decida di dare una stretta e penalizzare quei contenuti che risultano come pratiche di acquisto link senza essere dichiarate, mentre, quando sono dichiarate, diventano ininfluenti per i motori di ricerca. Tradotto: se pubblico un articolo a pagamento su un portale con un link che porta al mio sito, se lo dichiaro come contenuto pubblicitario non guadagnerò nulla in termini di indicizzazione, se non lo dichiarerò come contenuto pubblicitario potrò essere addirittura penalizzato.

Fare i furbi con Google non conviene.

Fare SEO in modo serio è un processo impegnativo (per il tecnico e per il cliente), i risultati si vedono sul medio-lungo termine e comporta continui aggiornamenti perché i motori di ricerca cambiano spesso gli algoritmi che governano i risultati. Diffidate da chi vi promette la prima posizione su Google, da chi promette scalate velocissime o altre magie. L’unico fattore che veramente premia è il duro lavoro.

Photo by murat esibatir from Pexels

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