CASE HISTORY

Il primo smart working non si scorda mai

Erano i primi anni 2000 quando prese vita il progetto Rizomedia. Un progetto nato come network e poi consolidato in forma societaria, ma sempre basato su una struttura flessibile, snella, in grado di configurarsi e riconfigurarsi in funzione delle asperità o delle opportunità del mercato. A quei tempi chiedemmo a un bravo informatico di realizzare un Cloud (termine allora sconosciuto) tutto per noi. Comprammo uno spazio su un server Business e lì facemmo confluire tutto il nostro archivio, che gestivamo con un’interfaccia semplice, a icone, e non con un brutto e ostico Ftp. Un archivio protetto e garantito con back up continui.

Non abbiamo mai avuto un server fisico in azienda. Fin da subito si è deciso di lavorare da remoto. All’inizio la tecnologia non ci permetteva di intervenire e collaborare in diretta e simultaneamente sullo stesso documento, come facciamo oggi, così come la rete era più lenta e a volte serviva un po’ di pazienza.

In quei primi tempi non avevamo neppure una sede, per più di un anno i nostri fondatori nuotarono nella carta stipata in casa loro, fra posacenere colmi e gatti che facevano cadere intere pile di quotidiani. Poi la Confartigianato, associazione a cui siamo tuttora molto legati, ci offrì uno spazio a Castel Guelfo di Bologna. Una stanza che frequentavamo come base di appoggio, per riunirci, per archiviare le numerose riviste che a quei tempi non erano ancora sul Web.

In seguito, era il 2007, ci trasferimmo nell’attuale sede di Castel San Pietro Terme. Non una grande sede, ma uno spazio funzionale e gradevole, sotto le volte di un bel portico bolognese, che noi utilizziamo per interagire dal vivo, ricevere clienti, erogare formazione. E logicamente per archiviare le cose e i documenti che ancora necessitano di essere conservati fisicamente.

Nel corso del tempo non abbiamo perduto l’attitudine al lavoro in mobilità. Non ci siamo mai pentiti della strada intrapresa, nel tempo abbiamo sempre investito in strumenti e formazione, seguendo i progressi tecnologici fino all’adozione della suite di Google che ci permette oggi una totale interazione e una totale sicurezza nel nostro operare da ogni luogo connesso con il Web.

Certamente con una sede a disposizione abbiamo privilegiato il lavoro in presenza per tanti motivi. Uno di questi è che noi riteniamo importante una demarcazione fra gli spazi della vita e quelli del lavoro, sebbene oggi sia sempre più difficile tracciare questa linea, soprattutto per chi si occupa di comunicazione ed eventi, come noi.

L’inedita emergenza sanitaria per il Coronavirus ci ha indotti a chiudere la nostra sede o, quando necessario, a utilizzarla in modo molto ridotto. Per noi non è un cambiamento radicale, non sono stati necessari particolari sforzi per arrivare a questa decisione. Semplicemente eravamo pronti. Da anni abbiamo procedure precise, scritte, che ci consentono ancora oggi un flusso di lavoro e di controlli di qualità a beneficio delle regole deontologiche a cui facciamo riferimento e dei clienti che ci hanno scelto per la nostra serietà.

Dunque anche in questo frangente siamo in grado di continuare il nostro lavoro e garantire la continuità assoluta del servizio. Abbiamo da tempo preso precauzioni per limitare al minimo il rischio di blocco di Rizomedia e la perdita dei nostri archivi. Lo abbiamo fatto fin dall’11 settembre 2001, e qualcuno ci disse che eravamo esagerati.

Noi oggi, come tutti voi, speriamo che questa situazione si risolva velocemente e non costringa le piccole e medie imprese a un default per mancanza di liquidità.

Nel frattempo cerchiamo di essere prudenti. Nei limiti del possibile eviteremo ogni riunione interna o con i clienti privilegiando le video chiamate, le telefonate, le chat (quelle però se si potessero placare, non sarebbe male).

Stiamo in casa, se possiamo. E’ un dovere civico, prima di tutto.

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