Signore anziane intervistate in spiaggia che improvvisamente si alzano dalla sedia a sdraio e si tuffano di testa in acqua. Suore che alzano manubri da palestra in chiesa e poi scappano via di corsa urlando: “Skibidi Boppy”. Skibidi Boppy: cos’è e cosa significa questa novità apparsa nei feed di Instagram, nei reel di TikTok, nei vocali delle chat su WhatsApp?
Sono parole che non vogliono dire niente, e proprio per questo hanno conquistato tutti diventando un tormentone globale che serve a commento, o contrappunto, di situazioni surreali o inaspettate.
In principio fu lo Skibidi Toilet
Una serie di video in cui teste umane sbucano da water e orinatoi, ripetendo ossessivamente una filastrocca nonsense: così nasce Skibidi Toilet. Era il 2023, e per la Generazione Alpha (i nati dopo il 2010), a quei tempi intorno ai 13 anni di età, fu un successo planetario. Il resto della popolazione, invece, reagì con un misto di stupore e perplessità.
Eppure, qualcosa si è insinuato nei social, come un germe. Oggi termini come Skibidi, Sigma, Rizz, Karen, shippare, sono entrati nell’uso comune anche tra le generazioni precedenti. Hanno dato vita a meme e video così virali da non poter essere liquidati come semplici deliri generazionali o segni di una follia collettiva.
Per completezza di informazione: Sigma indica una persona introversa e che non segue le convenzioni sociali; Rizz significa carisma, fascino, e di conseguenza un uomo che non ha “bisogno di chiedere mai”, come suggeriva un tormentone televisivo di qualche anno fa; Skibidi è un termine molto versatile: solitamente è associato a situazioni inattese e quindi sorprendenti va d’accordo pure con sentimenti di disapprovazione o ironia; Karen fa riferimento a donne presuntuose e arroganti che si impicciano di cose che non le riguarda e si è poi allargato anche a uomini impiccioni e talvolta dai modi inurbani; Shippare, infine, indica il desiderio che due persone si fidanzino, unendo i loro nomi e creando così una terza entità (ad esempio: Anna e Marco possono diventare Marna o Anco, a indicare la coppia immaginata).
Tutta una questione di orinatoi
Anche i dadaisti, all’inizio del secolo scorso, facevano arte in modo stravagante. Una delle opere più famose? Un orinatoio esposto in un museo. Un atto provocatorio, certo, ma anche un segnale: qualcosa stava cambiando. Marcel Duchamp, uno dei teorici del dada, aveva colto in anticipo l’idea che un gesto apparentemente insensato potesse caricarsi di significati nuovi.
Esporre al museo un orinatoio, uno scolabottiglie o una ruota di bicicletta su uno sgabello era, all’epoca, uno sconvolgente cambio di paradigma. Non più pittura e scalpello, ma ready-made: l’arte è già nel mondo, basta saperla interpretare. Anche con uno sberleffo, come i baffi alla Gioconda o una banana attaccata al muro con nastro adesivo.
E oggi? Creare un video di Skibidi Toilet non è poi così diverso: cambia la tecnologia, non l’intento. Lo stupore divertito di un dodicenne davanti a quelle testone che emergono dai wc cantilenando stupidaggini è lo stesso che provava il pubblico del 1924 guardando Entr’Acte di René Clair, dove una bara sfuggiva ai suoi portatori in una surreale corsa funebre.
La Stupidera è un’isola bellissima
Il problema è che i social hanno trasformato questo momento di “follia infantile” in un nuovo paradigma culturale. Un’altra occasione persa per tracciare un confine tra infanzia e maturità (che, almeno in teoria, dovrebbe arrivare intorno ai vent’anni), perché non si limita a un momento ma diventa parte essenziale della giornata di un utente della Rete.
In Inside Out, gioiello della Pixar, la protagonista Riley affronta l’adolescenza vedendo crollare le “isole” della sua infanzia, tra cui l’Isola della Stupidera: un luogo colorato, folle, affollato di facce buffe e oggetti in movimento. Il rifugio perfetto della Gioia, l’emozione che governava la mente della bambina.
La Stupidera è un’isola bellissima. Tutti dovremmo conservarne una da qualche parte, per rifugiarci quando serve. Ma oggi i social hanno occupato quasi completamente quello spazio. Tutte le età – bambini, adolescenti, adulti e anziani – sono risucchiate dal meccanismo dello scrolling continuo, impegnate in una ricerca compulsiva di contenuti brainrot (letteralmente: marciume cerebrale). Un’espressione, spiega l’Oxford English Dictionary, che si riferisce a un possibile deterioramento della capacità mentale e intellettuale a causa dell’eccessivo consumo di contenuti online demenziali che possono portare a una diminuzione della concentrazione, della capacità di comprensione e della memoria, nonché di impegnarsi in attività che richiedono pensiero critico.
Non più una sana, effimera stupidera che lascia un bel ricordo di sé, ma un martellamento incessante di tormentoni: Bombardino Crocodilo, Tralalero Tralala, Bombrito Bandito, Brr Brr Patapim, Frigo Cammello Buffo Fardello, Bambino Shimpanzini Bananini, Skibidi Boppy, Tung Tung Tung Sahur.
Un trionfo di meme portati nella vita reale da un pubblico che sembra non riuscire a superare l’adolescenza. Una condizione sospesa che potremmo chiamare Adolescemenza.
Il rischio? Finire come quel padre quarantenne che accompagna la figlia alla baby dance in spiaggia… e si scatena sulle note di Baby Shark come Tony Manero, il protagonista de La Febbre del Sabato Sera, interpretato, come si sa, da John Travolta.
Va bene il tormentone, va bene scherzare, ma se la tua canzone dell’anno è “L’ho fatto per la panza” e il film più bello che hai visto negli ultimi dieci anni prevede un capoccione che emerge da un pissoir in ascensore… forse è il momento di fare un respiro profondo.
Un minimo di dignità, suvvia.
Alessandro Boriani



