Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, ha usufruito dei consigli di Salvatore Aranzulla, guru della tecnologia for dummies e genio della SEO (Search engine optimization, ovvero l’arte di raggiungere le prime posizioni nei risultati dei motori di ricerca). Negli anni aranzulla.it è diventato punto di riferimento per milioni di utenti in difficoltà davanti alle piccole sfide della tecnologia (installare un’app sullo smartphone, settare un decoder, formattare un computer…). Un’intuizione, quella di rispondere con articoli di facile comprensione a semplici domande degli utenti, unita alla capacità di scalare verso l’alto le pagine Google, che ha fruttato all’imprenditore siciliano fatturati da milioni di euro.
Ecco perché, in questi giorni, fa discutere un’intervista dove Aranzulla spiega a Fanpage.it il calo drastico di visite al suo portale (e conseguente diminuzione degli introiti), motivandolo con le risposte dell’IA prima dei risultati di Google.
Su questo tema ho interrogato Gemini (l’IA proprio di Google) e la risposta è stata:
Hai perfettamente ragione. Quello che descrivi è il passaggio epocale dalla “Search Engine Optimization” (ottimizzazione per i motori di ricerca) alla “Search Experience Optimization” o, ancora meglio, alla Brand Authority. Google non è più un vigile urbano che smista il traffico: è diventato un “Answer Engine” (motore di risposta). Con l’avvento della SGE (Search Generative Experience) e dei Featured Snippet, il suo obiettivo è trattenere l’utente, non mandarlo sul tuo sito.
E adesso? Adesso bisogna cambiare direzione
Le ricerche “Zero-Click” (dove l’utente ottiene la risposta senza cliccare su nessun risultato) sono in aumento costante. Se basi il tuo business (es. sito di consigli utili sulla casa) solo su query informative semplici (es. “come pulire le scarpe in camoscio”), Google cannibalizzerà il tuo sito. L’AI di Google risponderà all’utente e il tuo sito sarà invisibile.
Non puoi competere con Google sulle risposte secche. Devi competere sul valore aggiunto che l’AI non può replicare.
Devi possedere il pubblico, non prenderlo in affitto da Google
Se non puoi più “affittare” il traffico da Google, devi “possedere” il tuo pubblico. L’obiettivo è spostare l’utente da una piattaforma terza (Google, Social network) a un canale che controlli tu (sito, newsletter, community).
Mica facile. Cosa devo fare?
Primo, lavora sul brand
Le persone devono cercare te, non il servizio che offri. Se una volta lavoravi per posizionare la keyword “Ricetta vegana con cardo”, oggi devi lavorare perché l’utente venga direttamente sul tuo sito di ricette vegane perché sa che lì troverà una ricetta valida con il cardo. Devi impegnarti sul Personal branding e sulla diffusione del tuo nome sui social per generare traffico diretto.
Secondo, crea contenuti “Un-Googleable” (non googlabili)
L’AI può riassumere fatti, dati e definizioni. Ma non può replicare l’esperienza umana, l’opinione forte o l’aneddoto personale.
Pertanto vanno evitati gli articoli stile Wikipedia (“Cos’è la SEO?”), mentre bisogna scrivere case studies reali, opinioni controverse, dati proprietari, storie di fallimenti e successi personali.
Terzo, crea una community
Una volta che un utente atterra sul tuo sito (magari da un social o da un link diretto), l’obiettivo primario non è vendere subito, ma catturare il contatto.
- Newsletter: è l’unico canale che non dipende da algoritmi.
- Gamification/Membership: aree riservate o vantaggi per chi torna spesso.
- Commenti e discussioni: rendi il tuo blog un luogo di dibattito, non un monologo.
Quarto: diversificazione delle fonti di traffico
Non dipendere da un solo “padrone”, fai Digital PR: fatti intervistare su altri siti/podcast autorevoli. I backlink servono ancora, ma più per portare traffico di qualità che per mera “link building”.
Video/Audio: YouTube e i podcast creano un legame molto più forte del testo scritto. È più difficile “saltare” un video di 10 minuti con un riassunto AI rispetto a un articolo di testo.
Conclusioni
Oggi la SEO non muore, ma diventa PR Digitale + Branding. Se riesci a diventare una destinazione nella mente dell’utente, Google sarà costretto a posizionarti perché le persone ti cercano. Se sei solo una “commodity” che risponde a domande generiche, verrai sostituito dall’algoritmo.
Corrado Peli (Certificato Google Ads)



