“Ok Google, cos’è un whopper burger?” . Questa frase, pronunciata dal sorridente protagonista dell’ultimo video pubblicitario di Burger King, la catena di ristorazione veloce, fondata nel 1954 in Florida, attiva i device Google Home. Si tratta, come molti sanno, di un bell’apparecchio di design, così bello che sembra un diffusore di essenze ma che, in realtà, accoglie i nostri comandi vocali e può interagire con altri dispositivi Google. Come, ad esempio, fare una ricerca sul Web e leggerci (attraverso i suoi altoparlanti) il risultato. Un po’ come fa Siri con il mondo Apple. Siri si attiva dicendo “Hey Siri”, mentre il comando per Google Home è “Ok Google”.

Primi ad averci pensato, quelli di Burger King hanno inserito il comando nel testo pronunciato dal ragazzo dello spot e tanto è bastato perché i dispositivi Google Home di tutto il mondo restituissero rapidamente la risposta, aggiungendo informazioni all’utente. Gratis.

Ecco perché a Google, hanno scritto in molti, si sarebbero arrabbiati fino ad arrivare a spegnere (solo temporaneamente) la pubblicità di Burger King sul loro network. Una misura “restrittiva” che non è stata per nulla penalizzante, perché il risultato è che ne stanno parlando tutti, anche noi.

Si è aperto un nuovo modo di reclamizzare i prodotti, il che presupporrebbe che sia stato tutto organizzato, oppure quelli di Mountain View correranno ai ripari per evitare il dilagare di furbetti dello spot?

Il dubbio che sia stato tutto organizzato per fare co-marketing è lecito. Ad esempio, ora io non vedo l’ora di comprare uno di questi “diffusori” che mi cercano le cose e mi raccontano la ricetta dell’hamburger.

Massimo Max Calvi ©2017

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