Riconoscere una notizia e darle il giusto peso è sempre difficile per chi non ha mai vissuto le dinamiche delle redazioni e il modo con cui esse attribuiscono la cosiddetta gerarchia delle notizie.
Se ciascuno di noi oggi è un potenziale “media personale”, potendo editare informazioni direttamente sui social network, per molti il giornale tradizionale continua a essere il fine ultimo della comunicazione, il “media definitivo”: si tratta pur sempre di un prodotto collettivo, in cui le fonti e le informazioni devono (dovrebbero) essere verificate.

Al netto di sollecitazioni e pressioni politiche ed economiche cosa rende la notizia degna di uno spazio in pagina?

E’ la grande domanda che gli addetti stampa di aziende, associazioni e istituzioni si pongono ogni giorno, prima di redigere e lanciare i loro comunicati.

Per il cliente la “sua” è la notizia del giorno. Così chiede all’ufficio stampa di procedere velocemente a comunicarla ai giornali. A volte, non pago di ciò, è lo stesso cliente a intervenire sul comunicato, allungandolo a dismisura, inserendo fiumi di dichiarazioni o addirittura modificando l’intera struttura del testo.
All’addetto stampa non resta che inviare ben sapendo che il giorno successivo, leggendo i giornali, il cliente sarà quasi certamente deluso e si stupirà di “tanta approssimazione” del giornale.

Chi fa il mestiere dell’addetto stampa, mostrando di conoscere gli elementi della gerarchia delle notizie, deve avere il coraggio e la libertà di orientare il cliente, nell’interesse di quest’ultimo.

Al cospetto del diritto dei destinatari del messaggio di ricevere un’informazione corretta e ben confezionata, il cliente e l’addetto stampa devono relazionare alla pari: così facendo si risparmiano molte inutili tensioni. Ancora una volta la corretta relazione fra la committenza e il collaboratore può fare la differenza.

Massimo Max Calvi

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