noti731…ovvero perché è importante studiare le poesie a memoria.

Se non tutte, almeno quelle più note, come ad esempio l’Infinito. Di Giacomo Leopardi, appunto.
La qual cosa, imparare le poesie a memoria, sarà anche una condanna, una maledizione, un’imposizione figlia di una stagione scolastica ormai vetusta e anacronistica. Ma aiuta a leggere il presente o l’immediato passato. E in aiuto a questa semplice, e sicuramente discutibile, affermazione, chiamo sul banco dei testimoni una pubblicità del Mars di qualche lustro fa.

In questa pubblicità, che purtroppo in rete non si trova più (la damnatio memoriae colpisce anche internet), si vedeva un camion percorrere le ampie distese del west americano mentre, in sottofondo, una voce recitava la nota poesia dell’autore di “A Silvia”. L’innesto di uno dei capolavori del romanticismo italiano, in un contesto chiaramente contemporaneo, era perfetto: una frattura nell’abitudine che costringeva lo spettatore a guardare, per vedere dove si andasse a parare.

Il nostro eroe, camionista barbuto e nerboruto, si ferma a una stazione di servizio, presa di peso da un horror tipo “Texas chainsaw massacre” o “Le colline hanno gli occhi”. Sul posto un unico benzinaio, sporchissimo e con una bottiglia di whisky in mano, seduto su una sedia a dondolo. Il panorama è di una bellezza straziante, mentre la poesia giunge alla sua ultima strofa.

Provo a fare il riassunto, qui, degli ultimi secondi di quel piccolo gioiello.

Il camionista scende, chiude lo sportello, si sistema i pantaloni e guarda verso le montagne, su cui comincia a scendere un tramonto rosso fuoco.
La voce, intanto, recita “… e mi sovvien l’eterno e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei”. Lui si allontana dal camion e si avvicina alla stazione di servizio, dove c’è un distributore automatico di merendine e bibite.
La voce, intanto, recita “Così tra questa immensità s’annega il pensier mio”,
Lui prende la merendina, dà un morso alla barretta di cioccolato e dice: “e il naufragar m’è dolce in questo Mars”.

L’altro alza la bottiglia e fa un commento “Amen”.

Ora, e qui arriviamo al punto, io posso anche non sapere a memoria la poesia di Leopardi e godere della bellezza estrinseca delle immagini. Ma non colgo appieno il meccanismo “comico” della pubblicità. Che rimarrà così sepolto, andando sprecato. Ma io non conosco la poesia e non mi interesso. Esco a mangiare il Mars? Può anche essere, ma della pubblicità mi rimarrà un vago ricordo che col tempo svanirà, perché fra l’altro quello che ho appena sentito è un lungo sproloquio complicato che non c’entra niente con le merendine.

Se invece io conosco la poesia?
Toh: mi si apre un mondo nuovo. Un universo ironico che amplifica almeno di un livello (almeno!) quel minuto di spot. Me lo amplifica perché il colpo di scena finale, quel /mare/ che diventa /Mars/ apre davvero una frattura inattesa nel racconto e me lo rende indimenticabile. Un “twist” che, come si nota, ancora oggi rimane esemplare fra gli esempi che mi piace utilizzare per raccontare quanto sia importante la dimensione ironica e spiazzante nei promo e, in generale, nelle dinamiche comunicative. Operazioni queste che richiedono lo stringersi di un patto, fra il narratore e l’ascoltatore. Un patto che prevede che entrambe le parti del discorso (emittente e ricevente) parlino la stessa lingua e abbiano un’enciclopedia comune. In Italia, ad esempio, è comune sapere a memoria l’Infinito. Non perché faccia figo essere “culturalmente dotti”. Ma perché è un “oggetto” che fa parte della nostra sostanza culturale, come arrotolare gli spaghetti attorno alla forchetta, usare il parmigiano sulla pasta o guidare a destra e non a sinistra. E su queste cose, io “narratore”, posso dover fare ironia o racconto. Se mi limito, riduco il mio discorso a un banale balbettio sui soliti quattro concetti che girano attorno al prodotto che sto raccontando. Per tornare al Mars, senza Leopardi, avrei dovuto dire che è buono, che è di cioccolata, che se lo tieni in tasca si scioglie ed è meglio mangiarlo subito. Avrei colpito nella breve distanza ma poi mi sarei fatto dimenticare in fretta.

Molto meglio tirare alto e colpire l’immaginario di alcuni, che di te parleranno a lungo, piuttosto che tirare basso e colpire l’immaginario di altri (magari qualcuno in più), che però di te parleranno giusto il tempo di cambiare canale.

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